sabato 5 aprile 2025

Arte | Hilma af Klint: la pittrice che dipingeva il futuro

Hilma af Klint: la pittrice che dipingeva il futuro

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Ci sono artiste che sfidano il loro tempo e altre che lo ignorano del tutto. Hilma af Klint appartiene a questa seconda categoria: non ha cercato riconoscimento, non ha lottato per affermarsi, non ha nemmeno provato a spiegarsi. Ha solo dipinto, accumulando centinaia di tele in attesa di un pubblico che ancora non esisteva.

Un’arte nascosta per scelta

Quando nel 1906 ha iniziato a dipingere forme astratte, non si sapeva, nel mondo dell’arte, cosa fosse l’astrattismo. Kandinskij avrebbe teorizzato la pittura non figurativa solo qualche anno dopo, Mondrian e Malevič avrebbero seguito. 


Ma Hilma non ha mai rivendicato il primato, né ha cercato di inserirsi nel dibattito artistico. 

Dipingeva per chi?

L’arte di Hilma af Klint è rimasta nascosta per decenni, conservata in casse di legno secondo le sue precise volontà. Nel suo testamento, l’artista aveva stabilito che le sue opere non dovevano essere mostrate prima di 20 anni dalla sua morte, avvenuta nel 1944. Ma la realtà è stata ancora più drastica: il mondo dell'arte, fino agli anni ’80, non aveva preso seriamente in considerazione il suo lavoro.

Visioni di un’altra dimensione

Hilma af Klint non considerava la pittura come un atto individuale. Faceva parte di un gruppo di donne, le “Cinque”, che praticavano la scrittura automatica e credevano di ricevere messaggi da entità spirituali. Per lei, dipingere non significava esprimere se stessa, ma tradurre visioni di un’altra dimensione. A metà tra un’esperienza mistica e un esperimento scientifico, i suoi dipinti sembrano diagrammi di un linguaggio segreto: spirali, cerchi, simmetrie perfette, colori che si attraggono o si respingono.

Difficile credere che una donna del primo Novecento, in un contesto artistico ancora dominato dall’Accademia, abbia potuto elaborare un linguaggio così innovativo senza alcun riferimento esterno. E infatti non lo ha fatto: i suoi riferimenti erano interiori, o meglio, ultraterreni.

Perché non la conoscevamo?

Dire che Hilma af Klint sia stata dimenticata sarebbe impreciso, perché per essere dimenticate bisogna prima essere conosciute. Lei, invece, è rimasta un’ombra. Parte del motivo è la sua stessa decisione di non esporre, ma il resto lo ha fatto la storia dell’arte, che per decenni non ha ritenuto necessario scavare oltre i soliti nomi, soprattutto se si trattava di una donna.

Il suo lavoro è riemerso solo negli anni ’80, e ci è voluta una grande mostra al Guggenheim di New York nel 2018 per darle finalmente il posto che meritava. Non più un’anomalia, non più un caso curioso, ma una pioniera.

L’arte che arriva quando è il momento

Se Hilma fosse stata riconosciuta ai suoi tempi, la sua opera avrebbe avuto lo stesso impatto? Forse no. Forse aveva ragione lei: certe cose non vanno forzate. Guardare oggi i suoi quadri significa accettare che l’arte non è solo il riflesso di un’epoca, ma anche la sua premonizione. E forse significa anche chiederci quante altre artiste siano ancora nascoste da qualche parte, in attesa che il futuro le trovi.



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