Oltre l’obiettivo: Lisetta Carmi e le vite invisibili

Non mi interessa raccontare Lisetta Carmi come una figura esemplare. Piuttosto mi interessa capire perché il suo lavoro, ancora oggi, continui a creare attrito e resista a ogni tentativo di essere reso innocuo. Rileggere Lisetta significa interrogare il potere dello sguardo. Chi guarda, da dove guarda, chi viene guardatə e a quale prezzo. Negli anni in cui Lisetta inizia a fotografare, queste domande non erano affatto neutre, ma pericolose.
Lisetta Carmi nasce a Genova nel 1924, in una famiglia ebrea. Viene espulsa da scuola a causa delle leggi razziali del 1938. L’esclusione non è un capitolo della sua biografia: è un’esperienza fondativa. È da lì che prende forma la sua attenzione ostinata per chi vive fuori dall’inquadratura dominante.

Una donna che entra dove non era prevista

Prima della fotografia c’è il pianoforte. Una carriera avviata, riconosciuta, socialmente accettabile. Quando Lisetta la abbandona, non lo fa per fallimento, ma per rifiuto di una traiettoria già scritta.
Negli anni Sessanta essere una donna con una macchina fotografica significava occupare spazi che non ti erano destinati. Porti, cantieri, ospedali, ambienti di lavoro maschili, corpi sfruttati. Lisetta entra senza chiedere legittimazioni e non cerca di mimare uno sguardo maschile: costruisce il proprio.

Lavoro, sfruttamento, conflitto

Nel porto di Genova fotografa i camalli. Non li trasforma in simboli eroici, non li usa come metafora, ma mostra corpi stanchi, piegati, collettivi, la fatica, il lavoro come dispositivo di controllo. Lisetta documenta il conflitto sociale attraversandolo.
Quel lavoro non è neutro, è sostenuto dal sindacato, circola, disturba. 

I travestiti: uno sguardo che si assume il rischio

Tra il 1965 e il 1971 Lisetta Carmi realizza I travestiti. Il termine è quello dell’epoca, e va tenuto così: perché racconta un contesto ostile, non una mancanza di precisione.
Le persone ritratte vivono ai margini, esposte alla violenza, alla repressione, al controllo. Lisetta entra nelle loro case, nei camerini, negli spazi di attesa senza cercare l’eccezionale o costruire distanze o trasformare quelle vite in un caso umano. La sua scelta più radicale sta nel metodo: Lisetta affianca alle immagini le parole delle persone fotografate rinunciando a parlare al posto loro. In un’Italia che faticava persino a nominare queste esistenze, questo gesto è una presa di posizione netta.
Una donna che fotografa altre soggettività marginalizzate senza appropriarsene, senza redimerle, senza usarle come strumento narrativo: è qui che il suo lavoro diventa apertamente politico.

Corpi controllati, corpi scolpiti

Il suo lavoro sul cimitero monumentale di Staglieno rende visibile un altro livello di potere. Corpi femminili immobilizzati nel marmo, relazioni codificate, ruoli fissati per sempre. Una borghesia che si autorappresenta attraverso controllo, decoro, gerarchia che messe accanto alle immagini di I travestiti, parlano di un unico dispositivo: chi può esistere nello spazio pubblico, e a quali condizioni.

Viaggi, premi, deviazioni

Parigi, Gaza, Firenze dopo l’alluvione, Ezra Pound, l’Oriente. Lisetta attraversa molti luoghi e conflitti. Anche quando arrivano premi importanti, come il Niépce, non cambia direzione. Non si stabilizza. Nel 1976, con Acque di Sicilia, chiude la fase più intensa del suo lavoro fotografico. Non per esaurimento, ma per scelta. Sa quando un linguaggio ha detto ciò che doveva dire.

Le molte vite, una sola coerenza

La spiritualità, l’India, Babaji, Cisternino, il ritorno alla musica: nulla cancella la fotografa. Lisetta non separa mai il pensiero dal vivere.
Negli ultimi anni racconta il suo percorso alle nuove generazioni senza mitizzarsi. Con lucidità, con ironia, senza pacificare il proprio passato.

Perché Lisetta Carmi resta necessaria

Lisetta Carmi non offre un modello rassicurante, senza consolare, né chiudere, né riconciliare. Mostra cosa significa usare la fotografia come relazione. Resta una domanda aperta, più che una risposta: che cosa scegliamo di guardare, oggi, e cosa siamo dispostə a mettere in discussione mentre lo facciamo.

Conclusioni

Ovviamente non è tutto qui, questo è solo un breve riassunto che ho scritto per tenere a mente e imparare dalla vita di una fotografa sensibile e capace, che ha avuto la possibilità di creare un portfolio eccezionale, ha fatto incontri con personaggi storici e persone normali che sono diventate protagoniste del loro tempo. La vita di Lisetta Carmi è stata talmente intensa che per scoprirla questo mio riassunto non è sufficiente, e neanche sfogliare un solo libro. Ci sono molte pubblicazioni che riguardano la fotografia e la vita di Lisetta Carmi che cercherò in futuro e che nutriranno il mio bisogno di approfondire le storie delle donne che hanno fatto la storia della fotografia. Nel libro "Le cinque vite di Lisetta Carmi" troverai una ricca bibliografia per conoscerne meglio l'opera e, all'interno, numerose foto di Lisetta.

Lisetta Carmi, un'anima in cammino (TRAILER), un film di Daniele Segre

Lisetta Carmi Intervista di Gigetto Dattolico


Lisetta Carmi Genova, 15 febbraio 1924 – Cisternino, 5 luglio 2022

"Accade solo ciò che deve accadere" Chao-Hsiu Chen 


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