Quello di Grazia Barcellona è un sogno che nasce per scivolamento, e per slancio. Grazia comincia così: è una bambina che ama lasciarsi andare sul pavimento liscio del corridoio di casa, prima ancora di capire che quello stesso gesto può diventare disciplina e aspettative per il suo futuro...
Il corpo femminile, vetrina del regime
Il ghiaccio arriva presto, al Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi a Milano. E con il ghiaccio arriva anche il tempo in cui quel corpo dovrà stare dentro regole precise. Anno 1938. Siamo nel pieno del Ventennio fascista.Un tempo in cui il corpo, soprattutto se femminile, non è mai solo tuo: deve rispondere, mostrarsi, rientrare in una forma. Un tempo di divise stirate, di gesti controllati, di silenzi imparati presto.
Anche lo sport diventa vetrina del regime fascista. Anche e soprattutto le bambine imparano che in quell'epoca esiste solo un modo giusto di stare al mondo.
Grazia cresce lì dentro, tra allenamenti severi e divise impeccabili, tra saluti romani imposti e sorrisi che devono stare al loro posto. Il talento è incoraggiato solo se disciplinato, premiato solo se docile. È una piccola campionessa, sì. Ma prima ancora è un corpo giovane che impara a trovare la sua “linea giusta” mentre tutto intorno chiede allineamento.
Zio Ettore
A darle coraggio e a vegliare su di lei c’è lo "zio Ettore", Ettore Archinti; antifascista, ex sindaco di Lodi, scultore, uomo che conosce sia la materia che la resistenza. Di lui ho già scritto, e non è un dettaglio: perché sapere chi era Ettore Archinti cambia lo sguardo su Grazia. Cambia il modo in cui leggiamo quel sogno che prende forma sul ghiaccio mentre fuori il mondo si irrigidisce.Mamma Giovanna
Poi c’è la madre. Giovanna Boccalini. Una donna forte e intelligente, che ha scelto da che parte stare, nello sport e nella politica, in un'epoca in cui era davvero scomodo farlo. Pioniera dello sport femminile che fondò nel 1933 il primo gruppo femminile calcistico (Gfc) in Italia, insieme alle sorelle Marta Rosetta e Luisa; Giovanna fu partigiana, sindacalista, figura centrale nella Milano che prova a rialzarsi dopo la guerra. Anche di lei ho scritto, e anche qui non è solo memoria personale: è un contesto preciso, un'eredità importante. Tra Grazia e Giovanna il legame non è mai semplice, è un misto tra protezione e distanza, modello e assenza. È quella relazione complicata che nasce quando una madre è chiamata dalla Storia e una figlia resta, per un po’, sul bordo.Arriva la guerra, e interrompe tutto nel modo più brutale. Le bombe colpiscono il Palazzo del Ghiaccio, il corpo di Grazia si indebolisce per la mancanza di allenamento, la città si svuota, poi ritorna irriconoscibile. Milano è devastata, e anche il sogno sembra aver perso consistenza. Tornare a vincere per Grazia appare lontano, quasi impossibile.
Eppure il ghiaccio, i pattini, quel senso di leggerezza restano sempre, per tutta la vita, nel cuore di Grazia, e con loro una data che pesa come una resa dei conti: St. Moritz, 1948; le prime Olimpiadi dopo il conflitto.
In un'Europa che tenta di risollevarsi dopo un periodo tragico e di mostrarsi nuovo, Grazia è una giovane donna che deve capire se il suo corpo può ancora reggere quella promessa...
GRAZIA
Il romanzo di Federica Seneghini (con un saggio di Marco Giani) non chiede soltanto di essere raccontato ma di essere attraversato, perché parla di un tempo in cui lo sport femminile avanzava tra aperture improvvise e barriere patriarcali durissime. E lo fa partendo da una storia vera.Quella di Grazia Barcellona oltre che essere una vicenda sportiva è una storia di disciplina imposta e di libertà. Del corpo di una ragazza che cresce trovandosi coinvolta in mezzo ad altri corpi di donne osservati, giudicati, addestrati, che provano a restare libere mentre tutto intorno impone controllo. Il ghiaccio è la metafora di un tempo di equilibrio precario dove si cade, ci si rialza, si ricomincia, si decide se restare in piedi o uscire di scena. Ed è forse per questo che questa storia anche oggi è importante: perché ogni sogno, quando nasce in un tempo sbagliato, è anche un atto politico.
L'ostinazione affascinante
Alla presentazione del romanzo, 25 gennaio 2026 all’Unitre di Lodi, ascoltare Federica Seneghini Marco Giani e Alice Vergnaghi (e sentire brani del libro letti da Elena Zaini) è stato davvero interessante e coinvolgente. Hanno raccontato del loro lavoro di ricerca, dell’incontro con Grazia Barcellona ormai molto anziana, durante la loro esperienza di raccolta di informazioni sulla madre Giovanna Boccalini. Senza immaginare che, strada facendo, quella storia li avrebbe riportati indietro, fino a raccontare anche di Grazia giovane atleta.
Hanno parlato di fotografie, di ricordi e volti che riemergono, di nomi incrociati negli archivi, nelle famiglie, a volte persino delle loro ricerche nei cimiteri. Di tutto quello che resta fuori e di ciò che avrebbero voluto sapere di più. Ascoltavo i loro discorsi e pensavo che la ricerca storica è una forma di ostinazione davvero affascinante.
In questa vita mi piacerebbe vedere Grazia diventare una rappresentazione teatrale, come è già successo con il romanzo Giovinette, le calciatrici che sfidarono il duce, frutto del lavoro di Federica e Marco che, a dir loro, ha avuto un successo inaspettato, che abbiamo potuto vedere a Lodi e che ancora adesso viene rappresentato nei teatri d'Italia. Nella prossima, chissà..
📷Le foto di Grazia in questo articolo sono pubblicate per gentile concessione di Federica Seneghini, dall'Archivio Luigi Ferrari.
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