Anna Kuliscioff e le altre: uno sguardo che attraversa il tempo

C'è qualcosa di strano nel celebrare una donna che odiava essere ridotta a simbolo, proprio in un giorno che rischia di trasformare tutto in simbolo. Eppure l'8 marzo alla sede Unitre di Lodi, con la proiezione del documentario "Anna Kuliscioff e le altre", la stranezza è diventata una proposta interessante.

3D Produzioni 

Il tempismo non è casuale. Il 2025 è stato l'anno del centenario della morte di Kuliscioff, e ha portato con sé la riscoperta con mostre, convegni, iniziative. Questo documentario, prodotto da 3D Produzioni e presentato dalla sua fondatrice Didi Gnocchi, arriva quasi come punto di arrivo di un percorso. Vale la pena notare che 3D Produzioni non è una società qualunque: il "3D" sta per tre donne, le tre giornaliste che l'hanno fondata nel 1999. Già il nome è, silenziosamente, politico.

Anna, Donna rivoluzionaria

Anna Kuliscioff nasce intorno al 1855 in Crimea, in una famiglia ebrea benestante. Studia a Zurigo perché le università russe non ammettono le donne. Diventa rivoluzionaria, viene arrestata, esiliata, scappa. Arriva in Italia e qui fa due cose che all'epoca sembravano impossibili: si laurea in medicina, con una tesi sulle malattie delle donne lavoratrici, e diventa uno dei pilastri del socialismo italiano insieme a Filippo Turati, suo compagno di vita. 
Quello che rende Kuliscioff una figura scomoda ancora oggi è che ha combattuto su due fronti simultaneamente e in conflitto: il movimento socialista, che la marginalizzava in quanto donna, e il movimento femminista borghese, che la guardava con sospetto perché troppo "rossa". Stava stretta ovunque, lucidissima su entrambi i lati.

La Dutura

Non è un caso se il suo nome riaffiora in contesti diversi, a distanza di mesi. A dicembre 2025, al Teatro della Cooperativa di Milano, andava in scena "Lo sciopero delle bambine", lo spettacolo di Rita Pelusio e Rossana Mola dedicato alle "piscinine", le giovanissime apprendiste-sarte che il 23 giugno 1902 scioperarono contro orari massacranti e paghe da fame. Ebbene, anche in quel racconto spuntava il nome di Anna Kuliscioff: la "dutura" delle donne, la medica che curava le lavoratrici, che stava dalla loro parte quando quasi nessunə lo faceva. Era lì, in quella Milano, in quegli stessi anni. Non è nostalgia: è una mappa che torna utile ancora adesso. Ne ho scritto qualche tempo fa, e il filo che collega quelle bambine a questa donna straordinaria non si è mai davvero spezzato.

Donne indipendenti 

Il suo punto di partenza, e di arrivo, era concreto e materiale: l'indipendenza economica delle donne. Non un'idea astratta di uguaglianza, ma un obiettivo preciso: il lavoro, la sicurezza del lavoro, e lo stipendio equiparato a quello degli uomini. Didi Gnocchi lo ricorda durante la presentazione, e lo collega a qualcosa di sorprendentemente recente: solo qualche giorno fa la sindaca di Genova Silvia Salis ha finalmente equiparato la paga delle donne che partecipano alla Regata delle Repubbliche Marinare a quella degli uomini. E pensare che è passato più di un secolo dalle lotte di Kuliscioff!

Forzare porte 

Didi Gnocchi l'ha detto senza giri di parole: produrre documentari su storie femminili la rende felice, perché queste storie sono ancora troppo poche e le nuove generazioni quasi non le conoscono. Dopo Maria Montessori, ora ha prodotto il documentario su Kuliscioff. Non è un caso che siano entrambe donne che hanno dovuto forzare porte chiuse a chiave, in epoche diverse, con strumenti diversi, ma con la stessa ostinazione.

Il monopolio dell'uomo 

A dare forma teorica a quella battaglia era stata, nel 1890, una conferenza tenuta al Circolo Operaio di Milano: "Il monopolio dell'uomo". Kuliscioff ci costruisce sopra un ragionamento che ancora oggi fa impressione per la sua lucidità: le donne non sono escluse dal mercato del lavoro per caso o per tradizione, ma per costruzione. Gli uomini occupano i settori meglio pagati e più tutelati, le donne vengono confinate nei lavori peggiori, più precari, meno visibili. Capitalismo e patriarcato non sono due problemi separati: si tengono in piedi a vicenda. Il testo è disponibile su Wikisource, liberamente leggibile. Vale la pena farlo, perché è uno di quei documenti che si leggono pensando che qualcunə l'abbia scritto ieri.

Un ecosistema femminile 

Il titolo del documentario nasce da una necessità pratica diventata intuizione felice: il materiale su Kuliscioff è scarso, quindi la storia si è allargata alle donne che le stavano intorno, alle compagne del movimento socialista di quegli anni, quelle che la storia ha archiviato in fretta. Ne è uscita non una biografia, ma un affresco collettivo. Le "altre" non sono una nota a margine: sono la sostanza del racconto. E forse è proprio questo il punto più interessante del lavoro: restituire visibilità non solo alla protagonista nota, ma all'ecosistema femminile che la circondava e che ha reso possibile tutto il resto.

Una proposta per le scuole 

Anna Kuliscioff e le altre uscirà su Sky nei prossimi mesi. Ma Gnocchi ha lanciato alle insegnanti presenti in sala una proposta che vale più di qualsiasi palinsesto: portarlo nelle scuole. L'idea regge benissimo. Non perché sia edificante o celebrativo, ma perché racconta la nostra storia, quella delle donne, in modo che le nuove generazioni possano finalmente riconoscerla come propria. È storia italiana, è storia politica, è storia del lavoro e del diritto. È tutto tranne che un'appendice.

Con orgoglio 

Presente anche l'Assessora alle Pari Opportunità di Lodi, Manuela Minojetti che ha menzionato molte delle proposte per la Giornata Internazionale della Donna e, con orgoglio, soprattutto il Memorial Boccalini, tenutosi in memoria delle Sorelle Boccalini il 7 marzo 2026, cui hanno partecipato oltre 250 ragazze delle scuole del lodigiano. 

Uomini e donne, tutto rigoroso, tutto composto. Come si addice a una donna, Anna Kuliscioff, che non ha mai avuto tempo per le mezze misure.


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o Sguardo Di Giulia 2026 
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