Mostra fotografica Altered Planet

Come mai una mostra fotografica "alterata"? 


Perché continuare a guardare il mondo in modo ordinato mi sembrava una forma di complicità.
Non un limite tecnico: una scelta. Io quella scelta ho deciso di non farla. Con Little Planet i luoghi vengono forzati, piegati, compressi. Non succede per caso. Succede perché volevo che smettessero di essere sfondi rassicuranti. I paesaggi non stanno più “al loro posto”: si chiudono, collassano, a volte esplodono. Tengono dentro una tensione che non trova sfogo. Tutto viene spinto verso il centro.
Lo sguardo non ha vie di fuga. I soggetti restano esposti, spesso soli, anche quando intorno c’è spazio. Le linee si allungano, si deformano, perdono equilibrio. È un mondo che non regge la propria forma — e non ha interesse a farlo.
Altered Planet non è solo un effetto visivo ma è anche una presa di posizione. Il pianeta è alterato, il modo in cui lo abitiamo anche. Continuare a mostrarlo come se fosse neutro, leggibile, pacificato sarebbe stato comodo. Io ho preferito forzare l’immagine, anche a costo di renderla scomoda.
Non so se queste fotografie chiariscono qualcosa. So però che non vogliono rassicurare. Vogliono restare lì, in tensione. Come certe domande a cui non abbiamo ancora il coraggio di rispondere.

Al Victory bar caffetteria



Al Cinema Fanfulla

 

Un ringraziamento particolare a Renato Combina per l'assistenza professionale alla grafica e alla stampa dei pannelli.

 Rassegna stampa

 

La recensione di Tatiana Gorla, Dott.ssa in Filosofia Estetica e critica d'arte indipendente: 

Lo Sguardo Di Giulia
Altered Planet

 Victory Bar Via Borgo Adda 96, Lodi 

La mente di Giulia è un vero vulcano di idee e si direbbe in questa personale che le sue idee esplodano trasformandosi di volta in volta e assumendo una struttura circolare. Le immagini che lei ci propone infatti sono il risultato ottenuto rielaborando al computer foto da lei scattate che vengono ad assumere ogni volta la forma di un cerchio. Un mondo, un cosmo, un Universo personale, molto intrigante, affascinante. Si tratta di quattordici prospettive sulla Realtà, tutte da assaporare una ad una, riflettendo sul loro significato. Ne risulta una visione del nostro Pianeta alterata, modificata. Come, ad esempio, nei girasoli posti in cerchio, visti dal basso, a creare una fantasiosa corona di fiori. E’ poi la volta di un campo di mais, che allude a distese infinite nella loro ripetitività. Appare anche un giovane che sembra camminare in un deserto, nella sabbia, alla ricerca di altri mondi. Una specie di Piccolo Principe calato in un mondo personale, tutto suo. Come sua è l’atmosfera del ciclista che si avventura nella nebbia. Uomo e Natura, un connubio che non si può spezzare. Vedi in proposito l’acero di Isola Bella di Lodi. Ma Giulia è molto attratta anche dall’estero, nello specifico dalla Francia, visitata più volte nei suoi viaggi: ecco allora l’immagine dei tetti francesi, il paesaggio della Normandia, la solitudine azzurra della Bretagna. Ma, in ogni caso, è Lodi la città in cui vive e che esplora con la sua visione molto personale. Si pensi all’Isola Carolina, con i suoi alberi, che ispira divertimento, vista anche dalla parte del ristorante cinese. Non poteva mancare la Piazza di Lodi. Infine il porticato di Mantova, e la Galleria Diana appartenente alla Reggia di Venaria, questa volta in bianco e nero. Tutti luoghi dell’anima, rivisitati in un’atmosfera che Giulia stessa definisce onirica dove le dimensioni dei luoghi e delle persone sono modellate a piacimento dell’Artista. Il cerchio, inteso come figura geometrica, è sempre stato, fin dai tempi degli antichi, simbolo della perfezione; ora Giulia elabora immagini che mettono in piano questo canone di bellezza ed esplora il suo inconscio comprese le sue particolarità astraendone ricordi e visioni che solo la circolarità mette in evidenza, un punto focale nuovo, innovativo, a 360°, una realtà aumentata secondo le sue necessità. Come dicevo all’inizio, Giulia è un vulcano: questo significa che sicuramente qualcos’altro bolle in pentola. Rimaniamo dunque in attesa…  

Tatiana Gorla



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