Immaginate di essere nat3 a Nantes nel 1894, in una famiglia borghese perbene, con un nome lungo e un futuro prevedibile davanti. Che fate? Se siete Lucy Renée Mathilde Schwob, vi inventate un nome nuovo, comprate una macchina fotografica e passate i successivi trent'anni a confondere il mondo intero sull'identità, il genere, l'arte e la resistenza nazista. Roba da poco!
Chi era, esattamente?
Claude Cahun scelse questo pseudonimo intorno al 1914. Un nome volutamente ambiguo: Perché Claude in francese può essere sia maschile che femminile, Cahun invece era il cognome della nonna materna. Già in queste due parole c'è tutto il suo programma artistico.
"Maschile? Femminile? Dipende dai casi. Neutro è il solo genere che mi si addice."
Lo scrisse nel 1930. Giusto per mettere le cose in chiaro con qualche decennio di anticipo rispetto al resto del mondo.
Parigi, specchi e un'anima gemella
Dopo aver studiato filosofia alla Sorbona (ovviamente), Claude si trasferisce a Parigi con la sua compagna Marcel Moore, al secolo Suzanne Malherbe, illustratrice e designer. Il dettaglio biografico degno di una sceneggiatura: le due erano diventate sorellastre nel 1917, quando i rispettivi genitori si erano sposati. Anni dopo l'inizio della loro relazione. La vita surrealista di Claude Cahun cominciava già prima delle fotografie.
A Montparnasse frequentano Breton, Dalì, Man Ray, Tzara. Claude è brillante, originale, irriverente. Il movimento surrealista la apprezza — e poi non la fa entrare ufficialmente nel gruppo, per via della sua identità e del suo orientamento. André Breton si consolò definendola "uno degli spiriti più curiosi del suo tempo". Grazie André, molto gentile.
Il selfie come atto rivoluzionario
Ed eccoci al cuore della questione: le fotografie. Negli anni Venti e Trenta, quando la fotografia d'arte significava per lo più uomini che ritraevano corpi femminili, Claude Cahun si metteva davanti all'obiettivo e si moltiplicava.Si fotografava da atleta, da bonz3 buddista, da bambola, da figura androgina irriconoscibile. Usava specchi per far apparire più versioni di sé nella stessa immagine, come se dialogassero tra loro. Capelli rasati, costumi teatrali, sguardo che sfida l'obiettivo e di conseguenza chiunque guardasse.
Non era narcisismo. Era un interrogatorio filosofico rivolto all'identità stessa. Chi sono? Dipende. Quante versioni di me esistono? Molte. Quale è quella vera? Tutte. Nessuna.
L'isola, la guerra e i volantini nelle tasche dei nazisti
Nel 1937 Claude e Marcel lasciano Parigi e si trasferiscono sull'Isola di Jersey. Scelta un po' sfortunata: nel 1940 i tedeschi occupano le Isole del Canale. A questo punto la maggior parte delle persone si sarebbe tenuta bassa. Claude Cahun no.
Le due iniziano a produrre volantini e messaggi anonimi di propaganda anti-nazista. Il capolavoro: falsificano lettere firmate da un immaginario "soldato senza nome" un soldato tedesco che dubitava della guerra, si lamentava dei superiori, esprimeva stanchezza e disillusione. Questi foglietti finivano nelle tasche delle uniformi lasciate ai concerti, sui sedili degli autobus, ovunque potessero arrivare.
Due donne, da sole, che cercavano di minare il morale dell'esercito hitleriano con carta e ironia. Folle? Sì. Coraggioso? Enormemente.
La Gestapo le scoprì, le arrestò, le condannò a morte. Si salvarono grazie all'armistizio del 1945, ma la prigionia aveva distrutto la salute di Claude, che morì nel 1954.
La riscoperta (in ritardo, come al solito)
Per decenni, Claude Cahun rimase semisconosciuta. Poi, a metà degli anni Ottanta, lo scrittore François Leperlier trovò alcune sue fotografie mentre studiava il surrealismo. Le attribuì inizialmente a un uomo (tanto per cambiare..), ma quando scoprì la verità, capì di avere tra le mani qualcosa di straordinario.
Da allora, il suo posto nella storia dell'arte è diventato sempre più solido. Cindy Sherman, Gillian Wearing, Francesca Woodman la citano come influenza fondamentale. David Bowie la adorava.
Nel 2021 Google le ha dedicato un Doodle animato.
E nel 2018, una strada di Parigi, nel quartiere dove viveva con Marcel, è stata intitolata "Allée Claude Cahun – Marcel Moore". Cent'anni dopo, meglio tardi che mai. Claude Cahun avrebbe probabilmente guardato tutto questo con quell'aria tra il divertito e il distaccato che aveva nelle fotografie. Ci avevo messo la firma, no? avrebbe detto. Anche se la firma era un personaggio inventato. Anche se io ero molte persone insieme. Sì, esatto. Questo è il punto.