Che “vestito” diamo alla memoria

Il 25 aprile è alle porte con i suoi riti, ma cosa succede se si prova a entrare davvero nelle storie? In questo articolo parto dalla figura di
Teresa Mattei, attraverso il libro Il vestito di mia madre di Sara Rattaro, per interrogarmi su come raccontiamo oggi la Resistenza e su cosa accade quando quei valori tornano a essere messi in discussione, anche in contesti vicini come Lodi, dove si attivano movimenti di presenza antifascista.

Ogni volta che ripenso alla mostra sulle Madri Costituenti che il comitato Se non ora, quando? Lodi porta nei comuni del lodigiano, mi accorgo che ho bisogno di qualcosa in più, perché quei volti e quelle storie mi fanno sentire quanto la Resistenza sia stata una questione concreta, fatta soprattutto di scelte personali.

Teresa Mattei

È anche per questo che quest’anno ho scelto di fermarmi su una storia precisa, quella di Teresa Mattei, una donna che non solo ha attraversato la Resistenza ma ha poi partecipato alla costruzione della nostra Costituzione, portando dentro le istituzioni lo stesso rigore e la stessa libertà con cui aveva scelto da che parte stare.

Il vestito di mia madre

In questi giorni mi è capitato tra le mani Il vestito di mia madre di Sara Rattaro, (Ed. Piemme 2026). Rattaro, scrittrice genovese pluripremiata e  con una lunga bibliografia, sceglie di lavorare su una figura reale seguendo un percorso già iniziato, raccontandola attraverso la forma del romanzo biografico. Dentro quella storia c’è una donna che ha attraversato il fascismo, la Resistenza e la nascita della Repubblica contribuendo a costruire diritti democratici che oggi diamo ormai fin troppo per scontati.
La scelta di esporsi
Leggere questa storia su 
Teresa Mattei la riporta su un piano più vicino, perché non è più solo una delle Madri Costituenti, ma una donna che ha scelto di esporsi, in un periodo in cui quella scelta aveva conseguenze reali, pericolose, e non garantiva nessuna protezione. 
Nel libro quella scelta non parla di un’eroina perfetta ma di una ragazza che cresce dentro un tempo difficile. È proprio qui che il rischio di questo tipo di racconto diventa quello che il figlio di Teresa, Gianfranco Sanguinetti, ha indicato: si tende a farne un falso ritratto, mentre Teresa era una donna decisa, pragmatica, rigorosa e soprattutto libera
A questo punto però la questione smette di riguardare solo il passato, perché mentre leggiamo storie come quella di Teresa Mattei dentro mostre e libri, nel nostro territorio riemergono parole e visioni che mettono in discussione proprio quei principi che diciamo di voler ricordare. 
Re-migrazione

Anche a Lodi, nelle ultime settimane, il tema della cosiddetta “remigrazione” è entrato nello spazio pubblico attraverso iniziative promosse da ambienti riconducibili all’estrema destra. La risposta dei gruppi antifascisti locali è stata immediata, con prese di posizione che hanno rimesso il dibattito al centro
.
Resistenza
Foto: Emanuela Garibaldi
In risposta all’incontro annunciato da gruppi neofascisti e neonazisti, previsto in un locale di piazza della Vittoria, moltissime cittadine e cittadini hanno riempito proprio quello spazio per mostrare il loro dissenso. La piazza era piena e viva. 
Si sono sentiti canti della Resistenza, da Bella ciao allo slogan “Ora e sempre Resistenza”. Quella presenza ha avuto un effetto immediato: l’incontro si è spostato altrove, in periferia. Il centro della città, almeno per quel momento, non ha accolto quel tipo di iniziativa. 
Foto: Tania Fasano
Il presidio antifascista è stato organizzato dal Coordinamento 25 Aprile, sostenuto da numerose realtà associative del territorio impegnate su questi temi importanti.
Non è stato solo uno spostamento logistico. 
Foto: Emanuela Garibaldi
È un segnale su come si muovono oggi certe dinamiche nello spazio pubblico. Il centro è stato occupato, per protesta, e l
a vicinanza al 25 aprile rende tutto questo più carico di significato, non per una questione di calendario, ma per ciò che alcune parole attivano nel dibattito pubblico.
Il termine “remigrazione” non è neutro, ma ricorda l’allontanamento forzato di persone sulla base di un’idea selettiva di appartenenza simile alla pulizia etnica, e allo stesso tempo si alimenta di un meccanismo di difesa ben preciso, quello che costruisce una percezione di pericolo che arriva da fuori e che fa leva su insicurezze, pregiudizi e paure, trasformando chi è percepitə come estraneə, stranierə, immigratə in un problema da risolvere e allontanare.
Il fascismo non esiste?
C’è poi chi sostiene che il fascismo non esista più e che parlarne oggi significhi inseguire fantasmi del passato. È una posizione comoda, perché evita di riconoscere ciò che accade nel presente. Il punto non è stabilire se la storia si ripete identica, ma vedere quando tornano idee che dividono tra chi appartiene e chi no, tra chi può restare e chi deve essere esclusə. Non è un caso che in Italia esista il reato di apologia del fascismo: non per guardare indietro, ma perché quel passato non è mai stato del tutto archiviato. 

Il 25 aprile

Continuare a raccontare la Resistenza senza guardare a ciò che accade oggi rischia di trasformarla in un momento quasi scontato, mentre forse dovrebbe essere esattamente l’opposto, cioè riconoscere quando quei valori tornano a essere messi in discussione e decidere, ancora una volta, da che parte stare. Penso che leggere storie come quella di Teresa Mattei può aiutare a capire quanto siamo dispostə, oggi, a stare dentro scelte che non sono comode.


Per approfondire

👉Articolo 3 della Costituzione italiana

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." 

La 👉Legge Scelba (1952) Introduce il reato di apologia del fascismo, punendo chi esalta metodi o esponenti fascisti, e vieta manifestazioni pubbliche tipiche del regime, come il saluto romano.

La 👉Legge Mancino (1993) sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento alla discriminazione, all'odio o violenza

👉L'appello di Possibile per il NO al remigration summit a Milano del 18 aprile con una lettera aperta alla cittadinanza, alle istituzioni e alle forze politiche e civili di Milano e della Lombardia.

L'intervista del 1997 di Gianni Minà a Teresa Mattei in cui racconta gli anni della Resistenza trascorsi tra Firenze e Roma.

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