La storia che ti racconto oggi è quella di chi prende una decisione radicale in un'epoca che non ha ancora trovato le parole per descriverla, e va avanti lo stesso, con coraggio, con la calma un po' testarda di chi ha già fatto i conti con il peggio.
Roberta Cowell e Michael Dillon erano questo tipo di persone. La loro storia, è una delle più e vere del Novecento.
Roberta
Facciamo un gioco. Prendi una persona qualsiasi con questo curriculum: pilota da caccia della RAF nella Seconda guerra mondiale, prigionierə in un campo tedesco, pilota professionista di auto nel dopoguerra. (È già abbastanza per un film, no?)
Ora aggiungi che quella persona, nel mezzo di tutto questo, stava anche affrontando qualcosa che nessuna istituzione del tempo sapeva come gestire, nessuna legge tutelava, e nessun dizionario aveva ancora imparato a chiamare con il nome giusto.
Roberta Cowell, negli anni '40 e '50, senza movimenti, senza precedenti, senza una rete di protezione di alcun tipo, decise chi voleva diventare, una donna, e trovò il modo di farlo. Con una determinazione che, a ripensarci oggi, fa quasi girare la testa. Il mondo non era pronto. Lei sì.
Michael
Nel 1946, Michael Dillon pubblicò un libro dal titolo "Self: A Study in Endocrinology and Ethics" con un'idea che oggi suona come buon senso ma allora suonava come un'eresia: la medicina dovrebbe aiutare le persone a vivere nel corpo che sentono come proprio, non correggere chi non rientra in uno schema.
Semplice, no? Eppure quella frase era una scommessa rischiosa. Poteva costarti la carriera e la reputazione costruita in anni. Dillon la scrisse lo stesso, con la precisione fredda di chi ha già valutato il rischio e ha deciso che vale comunque la pena.
In questo c'è qualcosa di profondamente moderno, la scelta pragmatica e lucida di una persona che sa esattamente cosa sta facendo e a cosa va incontro.
Il libro, l'incontro, e un'alleanza improbabile quanto reale
Roberta lesse il libro. Cercò Michael. E da lì nacque una di quelle storie che, se le trovassi in un romanzo, penseresti che chi l'ha scritto ha esagerato.
Un uomo trans non ancora qualificato ufficialmente come medico che aiuta una donna trans a costruirsi una vita, in clandestinità , senza protezioni, nel grigio della Londra postbellica. Non c'era un manuale. Non c'era una comunità alle spalle. Ma c'erano due persone che si erano trovate nel mezzo di un'epoca impreparata e avevano deciso di arrangiarsi con quello che avevano e che a un certo punto credettero anche in una relazione tra di loro.
La storia finisce, come spesso accade nelle storie vere, in modo asimmetrico. Michael Dillon lasciò tutto, attraversò mezzo mondo, si fece monacə buddhista in India e morì nel 1962 in quasi totale solitudine. Roberta visse fino al 2011, novantaquattro anni, ma lontano dai riflettori, come se il mondo che aveva contribuito ad aprire non si fosse mai davvero ricordato di ringraziarlə.
Il loro piano era molto semplice, e molto difficile: esistere per intero!