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| Foto - Alessandra Merisio |
È questo intreccio di pubblico e privato, di eroismo e quotidianità, che Federica Molteni porta in scena al Teatro della Cooperativa dal 26 febbraio al 1° marzo con Pedala! - Gino e Adriana Bartali nell'Italia del Dopoguerra. Un monologo in cui un'unica attrice dà voce a due persone, a due sguardi complementari su un'Italia fragile e bellissima che cerca di rimettersi in piedi dopo il disastro della guerra.
Due voci, una sola storia
Gino Bartali nel dopoguerra non è più il ragazzo che nel 1938 aveva vinto il Tour de France. Adesso è un uomo con "la morte addosso e la vita a premere sui fianchi", come recita il testo dello spettacolo. Ha attraversato il fascismo, ha salvato 800 persone di origine ebraica rischiando tutto, è stato testimone dello sfacelo. E ora deve pedalare ancora, in un'Italia che cerca una nuova identità.
Il Tour del '48 e l'Italia che non vuole spaccarsi
C'è un episodio che chi ama il ciclismo conosce bene, ma che vale la pena ricordare. Luglio 1948: Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, viene ferito gravemente in un attentato. L'Italia rischia la guerra civile. Le piazze si riempiono, i sindacati proclamano lo sciopero generale, c'è chi parla apertamente di insurrezione. In quei giorni Bartali sta correndo il Tour de France. E vince. Vince tappe impossibili, risale classifiche che sembravano chiuse, si impone come un gigante. Le cronache raccontano che quelle italiane e quegli italiani che stavano per prendersi a botte si fermarono davanti alle radio per ascoltare le imprese di Ginettaccio. Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio, gli telefonò per dirgli: "Gino, sei tu che puoi salvare l'Italia". E in qualche modo lo fece, pedalando.
Non è retorica patriottica: è la dimostrazione di come lo sport, in certi momenti storici, diventi qualcosa di più grande. Un linguaggio comune quando le parole politiche dividono. Una possibilità di ritrovarsi, anche solo per qualche ora, dalla stessa parte.
Coppi e Bartali: il paese diviso
Coppi era l'eleganza, la tecnica, l'uomo nuovo. Bartali la forza, la fede, la testardaggine contadina. Coppi divorziò e convisse pubblicamente con la "dama bianca", scandalizzando l'Italia cattolica. Bartali restò il campione devoto, quello che si fermava a pregare prima delle tappe. Eppure si rispettarono, si aiutarono, condivisero più di quanto ammettessero.
È un'immagine potente di come un paese possa essere diviso eppure riconoscersi in figure comuni. E lo spettacolo, diretto da Carmen Pellegrinelli e prodotto da Luna e Gnac Teatro, sembra voler riproporre quella domanda: "cosa ci tiene insieme quando tutto sembra spingerci a scegliere da che parte stare?"
Il seguito di un successo
Pedala! è il seguito di Gino Bartali - eroe silenzioso, che ha totalizzato 350 repliche e oltre 100mila tra spettatrici e spettatori in Italia ed Europa. Un caso straordinario per il teatro indipendente italiano, che dimostra come esistano storie capaci di parlare a tutte e tutti, al di là delle mode e dei circuiti commerciali.
In questo secondo capitolo, Bartali non è più solo l'eroe solitario che salva vite in silenzio. È un uomo che invecchia, che continua a pedalare anche quando il corpo comincia a tradirlo, che guarda l'Italia cambiare dal sellino della sua bicicletta. E accanto a lui c'è Adriana, una donna con una propria voce, una propria visione del mondo che sta nascendo.
La parola a Federica Molteni
Ho preso l'abitudine, quando posso, di fare qualche domanda direttamente a chi salirà sul palco. Perché trovo che una risposta vera rompa quella patina un po' asettica che i comunicati stampa, per quanto ben scritti, inevitabilmente lasciano. Ho scritto a Federica Molteni due domande, quelle che mi frullavano in testa dopo aver letto il materiale. Gentilissima, ha risposto con una precisione che mi ha convinta ancora di più che questa storia valesse la pena di essere raccontata.
Adriana nel 1946 vota per la prima volta, come milioni di italiane. Eppure nella memoria collettiva di quegli anni resta "la moglie di Bartali". Come restituisci sul palco una soggettività a una donna che la storia ha quasi sempre raccontato in funzione del marito?
Federica - "Sicuramente chi viene a teatro si aspetta di ascoltare la storia di Gino Bartali e della sua rivalità con Fausto Coppi.
Adriana Bani è l’imprevisto. Perché ho scelto di dare a lei i tre monologhi di tipo civile che all’interno dello spettacolo aprono uno squarcio sulla vita pubblica italiana e sulla trasformazione da dittatura in Repubblica. La figura di Adriana è simbolo più che donna reale. Rappresenta la presa di consapevolezza delle donne di essere portatrici di cambiamento e trasformazione. E mette in luce le contraddizioni che le donne, più degli uomini, spesso vedono meglio: la follia della guerra, il potere che il voto può avete come motore di cambiamento, il fascismo mai risolto"
Cosa vorresti che una spettatrice portasse a casa, rispetto a quello che porterebbe a casa uno spettatore?
Federica - "Vorrei che le donne si portassero a casa la presa di coscienza che le nostre radici risalgono a madri, nonne, bisnonne che non potevano votare. Nella nostra vita di donne c’è stato un prima e c’è un dopo, che forse per un uomo non è così evidente. E che vorrei che fosse sentito dalle spettatrici come momento fondativo della nostra partecipazione alla vita pubblica come protagoniste"
Perché questa storia adesso
Bartali chiese alla sua famiglia di non parlare mai delle 800 persone che aveva salvato. "Il bene si fa ma non si dice", ripeteva. È morto nel 2000 e per decenni quella storia è rimasta sepolta, non per dimenticanza, ma per sua precisa volontà.TEATRO DELLA COOPERATIVA
Via privata Hermada 8 – Milano – info e prenotazioni - Tel. 02 6420761
info@teatrodellacooperativa.it - www.teatrodellacooperativa.it
26 febbraio | 1° marzo
PEDALA! Gino e Adriana Bartali nell’Italia del dopoguerra prima milanese
con Federica Molteni, regia Carmen Pellegrinelli, scene e design Michele Eynard, costumi Francesca Biffi e Vittoria Papaleo, produzione Luna e Gnac Teatro, tratto da Coraggioso e Giusto, Antonio Ferrara - Readaction Editrice, finalista Premio Ermo Colle 2020
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