A Lodi, One Billion Rising 2026 prende forma grazie a Se non ora, quando? Snoq Lodi e a Toponomastica femminile. Oggi a tenere insieme tutto c’è Sylvie che, insieme a noi tutte, ha scelto di non accentrare, ma di allargare, coinvolgere, chiamare più associazioni e gruppi possibili. Tenere aperto uno spazio, oggi, è una presa di posizione. E non è una scelta comoda.
Anche quest'anno One Billion Rising è dedicato a Katia Menchetti
Dirlo non è un gesto rituale. Katia manca. Manca la sua lucidità, la sua capacità di tenere la barra dritta senza bisogno di alzare la voce. È scomparsa un anno fa, ma la sua voce è ancora nelle nostre menti, il suo lavoro continua a creare attrito, a impedire che ci si sieda. Ricordarla per noi tuttə significa assumersi una responsabilità, non commuoversi.
Intanto la violenza sulle donne non arretra
Anzi, si fa più arrogante, più normalizzata, più giustificata. In un mondo attraversato da guerre, fondamentalismi, politiche che restringono diritti, i corpi delle donne continuano a essere terreno di conquista. Non è un caso se il tema di quest’anno è One Billion Rising for our bodies, our earth, our future. Sono la stessa cosa. Chi prova a separarle, mente.
Ci sarà la musica, sì
Clémentine Nantista canterà dal vivo Break the Chain, e Tita Bagnaschi gestirà audio e musica. Presenze che negli anni sono diventate continuità, non abitudine. Accanto a loro, una novità: Matilde Pellegri, performer e docente della scuola di danza Il Ramo. Non un’aggiunta decorativa, ma un passaggio di testimone chiaro.
Studenti de Il Ramo guideranno il flash mob
E qui vale la pena fermarsi un attimo. Perché non stanno solo imparando dei passi. Nelle scuole di Lodi, grazie alla rete scolastica “Non sei da sola”, ragazze e ragazzi lavorano sul significato della violenza: non solo quella che lascia lividi, ma quella che controlla, isola, umilia, colpevolizza. La più difficile da riconoscere e la più diffusa. Questo è il punto che spesso viene liquidato con fastidio. “Belle iniziative, ma inutili.” Non sono inutili. Sono lente, fragili, esposte. Ed è proprio per questo che sono necessarie. Lo si capisce nei dettagli che qualcunə considera marginali.
Nei cioccolatini del rispetto dell’Istituto Merli, che parlano di consenso e responsabilità. Nella partecipazione dell’Erasmus da parte di studenti da diverse regioni d'Italia, che ricorda che la violenza sulle donne non è una questione locale, ma globale. Nel lavoro prezioso di docenti che scelgono di non voltarsi dall’altra parte.
Sono stanca, sì. Demoralizzata, a volte. Arrabbiata spesso
Ma quando vedo persone diverse unirsi, corpi che occupano lo spazio pubblico, giovani che imparano a riconoscere la violenza prima che diventi tragedia, allora capisco perché resto. Senza illusioni.
One Billion Rising non è inutile
È scomodo per chi preferisce commentare i femminicidi a tragedia avvenuta, invece di farsi domande prima, per chi liquida l’educazione come perdita di tempo e poi si dice “scioccatə”.
Chi chiama tutto questo “folklore” si sta solo proteggendo dalla propria responsabilità, e dallo sguardo di chi non smette di vedere.
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