Mostar, il ponte e quello che abbiamo dimenticato

Credits: Denise Prandini
Non è una storia lontana. O meglio, lo è diventata in fretta, ed è proprio questo il problema.

Negli anni Novanta, mentre l’Europa si raccontava come finalmente pacificata, nei Balcani esplodeva una guerra che avrebbe smembrato la Jugoslavia e lasciato ferite ancora aperte. Mostar, città simbolo della Bosnia Erzegovina, ne è una delle immagini più nette: il suo ponte, lo Stari Most, distrutto nel 1993 e ricostruito dieci anni dopo, è diventato un emblema fragile di ciò che si può perdere — e di ciò che, con fatica, si tenta di rimettere insieme.

A volo d’angelo

A volo d’angelo, testo e regia di Federica Cottini, parte da lì. Da una città attraversata, letteralmente, da una frattura. E da un personaggio che di quella frattura è testimone e narratore: Crazy Bosnian guy, guida turistica sopra le righe che accompagna il pubblico per le strade di Mostar mentre, quasi senza accorgersene, il presente scivola continuamente nel passato.

La jugonostalgia

Credits: Denise Prandini
Negli anni Novanta lui era un ventenne. La guerra non è un capitolo di storia, ma un’esperienza vissuta: il crollo della Jugoslavia di Tito, la fine di un’idea di convivenza multietnica, l’avvento di governi instabili, la nascita di quella che ancora oggi viene chiamata “jugonostalgia”. Non nostalgia idealizzata, ma memoria di un equilibrio imperfetto che, nel bene e nel male, esisteva.

Il lavoro nasce da mesi trascorsi in Bosnia Erzegovina: interviste, incontri, sigarette condivise, cibo mangiato insieme. Il protagonista diventa così un collettore di storie, più che un semplice personaggio. E Mostar — con il suo ponte — resta il centro gravitazionale di un racconto che procede avanti e indietro nel tempo, senza l’illusione di una narrazione lineare o rassicurante.

A pochi passi da casa nostra

La domanda che attraversa lo spettacolo non è tanto cosa sia successo, ma quanto in fretta abbiamo smesso di ricordarlo. E soprattutto se l’Europa di oggi, sempre più tentata da chiusure nazionaliste e da una memoria selettiva, abbia davvero imparato qualcosa da ciò che è accaduto a pochi passi da casa.

A volo d’angelo non promette risposte semplici. Chiede, piuttosto, di rimettere a fuoco una storia recente che rischia di scolorire troppo in fretta. E di farlo attraverso il teatro: corpi, voci, contraddizioni. 

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Informazioni sullo spettacolo

A volo d’angelo

Testo e regia: Federica Cottini

Con: Michelangelo Canzi

Scene: Mattia Franco, Alice Capoani

Costumi: Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano

Luci: Paolo Latini, Simona Ornaghi

Grafiche: Anna Farina

Coproduzione: Binario Vivo – Teatro Nuovo di Pisa – Teatro della Cooperativa

Con il sostegno di: Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi (Milano), Pilar Ternera – NTC (Livorno)

Riconoscimenti

– Testo vincitore del FringeMi Festival Milano 2025

– Testo vincitore del bando Binario Vivo – Vite dimenticate (Teatro Nuovo di Pisa, 2024)

– Selezionato per la rassegna Morsi della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano (2024)

In scena

Dal 13 al 18 gennaio 2026

Teatro della Cooperativa

Via Privata Hermada 8, Milano

Orari spettacoli

Martedì, venerdì e sabato: ore 20.00

Mercoledì: ore 20.30

Giovedì: ore 19.30

Domenica: ore 17.00

Lunedì: riposo

Biglietti

Intero: 20 €

Ridotti: 15 € (convenzionati), 10 € (under 27), 12 € (over 65)

Giovedì: biglietto unico 12 €

Diritto di prenotazione: 1 € (non applicato agli acquisti online)

Sono previste ulteriori riduzioni per gruppi, scuole di teatro, persone con disabilità e altre convenzioni.

Biglietti disponibili anche online sul circuito Vivaticket.

Info e prenotazioni

Teatro della Cooperativa

Tel. 02 6420761

info@teatrodellacooperativa.it

www.teatrodellacooperativa.it

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