Perché le donne sono state così poco presenti nella storia dell’arte?
Di recente, visitando una mostra di pittura, ho notato con amarezza quanto fosse rara la presenza di artiste nei secoli passati. Le opere esposte erano quasi esclusivamente create da uomini, e le poche donne rappresentate erano muse, soggette ispiratrici, mai creatrici.
Ma perché?
La risposta è complessa, ma un pensiero ha continuato a ronzarmi in testa: le donne avevano sulle spalle il peso della cura, della famiglia, degli uomini stessi. Mentre i pittori e gli scultori potevano dedicarsi interamente alla creazione, liberi da responsabilità domestiche, le donne spesso non avevano il tempo, lo spazio mentale e la libertà per farlo. E soprattutto, dovevano affrontare un doppio ostacolo: non solo il pregiudizio nei confronti del suo talento, ma anche il giudizio sociale su ciò che “una donna doveva fare o non fare”. Oppure, se il tempo lo trovavano, capitava che non venissero prese sul serio come artiste, oppure che le loro opere venissero catalogate come meno importanti, di conseguenza non venivano neanche mostrate nelle gallerie d'arte e non trovavano posto sul mercato.
Per questo mi piace raccontare le loro storie. Dietro ogni artista che è riuscita a emergere, ci sono mille altre voci soffocate dal silenzio della storia. Alcune di queste vengono riscoperte solo adesso, magari diventando famose anche grazie ai social, dopo anni, a volte secoli, di oblio. Le loro opere sono diventate preziosissime per collezionistə, esposte in musei, e loro non hanno mai avuto la soddisfazione di vedersi riconosciute in vita come artiste, spesso eccezionali.
Queste sono solo alcune.
Properzia de’ Rossi: la prima scultrice ribelle della storia
Nel panorama dell’arte rinascimentale, dominato da uomini, emerge una figura tanto straordinaria quanto poco conosciuta: Properzia de’ Rossi. Nata a Bologna nel 1490, fu la prima scultrice di cui abbiamo notizia, e la sua storia è un intreccio di talento, determinazione e ribellione contro le convenzioni sociali del suo tempo.
La ribellione di una scultrice
Fin da giovane, Properzia dimostrò una spiccata attitudine artistica, formandosi presso la bottega di Marcantonio Raimondi. A differenza delle altre donne del suo tempo, non si limitò alla pittura o al ricamo, ma scelse la scultura, un campo che richiedeva forza fisica, oltre che creatività.
Il suo primo riconoscimento arrivò grazie alle sue incisioni su noccioli di pesca e albicocca, opere talmente dettagliate da suscitare stupore e ammirazione.
Una fine amara
Properzia dovette lottare contro i pregiudizi. Essere donna e per di più scultrice non le rese la vita facile. Nel 1525 partecipò a un concorso per decorare il portale di San Petronio a Bologna, ottenendo la commissione di un bassorilievo raffigurante Giuseppe e la moglie di Putifarre.
L’opera, oltre alla sua bellezza, ha un significato interessante: la moglie di Putifarre, che avanza con desiderio verso Giuseppe, è stata spesso interpretata come un’allusione alla stessa Properzia e alle sue vicende personali, segno di una donna che, attraverso l’arte, esprimeva le sue emozioni e la sua visione del mondo.
Nonostante il talento, Properzia de’ Rossi visse gli ultimi anni tra difficoltà economiche e frustrazioni. Morì nel 1530, giovane e probabilmente disillusa, ma lasciando un segno indelebile nella storia dell’arte. Fu una pioniera, una donna che sfidò il patriarcato artistico per lasciare il proprio nome inciso nella pietra, letteralmente.
Oggi Properzia de’ Rossi merita di essere ricordata oltre che come una delle prime scultrici della storia, anche come una donna che ha avuto il coraggio di imporsi in un mondo che la voleva ai margini. La sua arte e la sua determinazione anticipano molte delle lotte che le artiste avrebbero dovuto affrontare nei secoli successivi.
La sua figura trova eco nelle artiste contemporanee che continuano a sfidare le convenzioni. Un esempio emblematico è Lynda Benglis, scultrice americana che, come Properzia, ha dovuto affermarsi in un ambiente artistico prevalentemente maschile.
Con la sua ricerca sperimentale sui materiali e il rifiuto delle gerarchie artistiche tradizionali, Benglis è una delle tante voci che proseguono una battaglia iniziata secoli fa.Il legame tra queste due artiste è stato celebrato nella mostra 👉Lynda Benglis e Properzia de’ Rossi: Sculpitrici di capriccioso e destrissimo ingegno, ospitata dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna nel 2024. L’esposizione ha messo in dialogo le loro opere, sottolineando come, nonostante i secoli di distanza, entrambe abbiano affrontato e superato le barriere imposte dal loro tempo per affermare la propria visione artistica.
Il suo lascito e la situazione attuale
Questo confronto evidenzia come le sfide affrontate da Properzia de' Rossi nel XVI secolo siano ancora attuali. Le artiste contemporanee continuano a lottare per il riconoscimento e la parità nel mondo dell'arte, affrontando pregiudizi e stereotipi di genere. La determinazione di Properzia nel perseguire la sua passione, nonostante le restrizioni sociali, risuona nelle esperienze di molte artiste odierne che cercano di scolpire il proprio spazio in un panorama ancora segnato da disparità.
Properzia de' Rossi rappresenta un simbolo di resistenza e talento, una fonte di ispirazione per le generazioni successive di artiste che continuano a ridefinire il ruolo delle donne nel mondo artistico.
Lynda Benglis – 'Form and Texture Create the Magic'
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